3 Estratti dal Libro

4 NOVEMBRE 100 parole

Brevi stralci dal nuovo libro di Alessandro Vanzaghi, con immagini che ricreano l’atmosfera di queste pagine scure. Un viaggio nell’inconscio di persone comuni che perdono il controllo di sé, una lucida rappresentazione condotta sul filo della follia.

PRIMO ESTRATTO

Ogni cosa di quel posto magico le era sembrata immutata, rispetto a ventidue anni prima. Ogni cosa, tranne loro due. Non tanto per i loro volti invecchiati e imbruttiti dall’età, nemmeno per il Mercedes da centodiecimila euro che aveva preso il posto del cinquantino di seconda mano. Forse neppure per il freddo e il grigiore così lontani dal cielo limpido e il clima mite di quell’indimenticabile giornata. No, nulla di tutto ciò. La verità è che sono solo campi. Non vedo altro che stupidi campi d’erba e irregolari saliscendi, si era detta Roberta lassù, lasciandosi sfuggire un sospiro. Era il suo punto di vista a essere cambiato. Non c’era più poesia nella sua vita. La rincuorava il fatto di non essersi attesa nulla di diverso. Non era per lei, d’altra parte, che era tornata laggiù.

SECONDO ESTRATTO

Poco prima delle 10 di quella piovosa mattina, la strana coppia tornava sui propri passi lungo la provinciale sonnecchiante. Quasi tutti avevano già raggiunto il posto di lavoro. Qualcuno bighellonava alla guida di un’auto di seconda mano che non lo avrebbe portato da nessuna parte. C’era solo da andare avanti qualche chilometro e poi tornare indietro, come se non si fosse mai partiti. Non esistevano prospettive, per molte persone. A far loro compagnia c’era solo il
battito insistente della pioggia sul parabrezza rigato. Forse dentro quelle macchine stavano piangendo. Forse non pensavano a nulla, oppure avevano troppe cose da dimenticare. Il mondo era buio e triste, immagine della loro solitudine. I due ragazzi camminavano abbracciati sotto l’ombrello al bordo della strada, testimoni inermi di quel desolante passaggio.

TERZO ESTRATTO

La voce di suo padre non le era più familiare. La raggiungeva da lontano, ovattata e cupa. Proprio la stessa voce dell’uomo che un tempo riusciva a lanciarla in aria per riprenderla al volo poco prima che cadesse a terra, lasciando che il cuore le arrivasse letteralmente in gola sino a trasformare d’incanto la paura prima in sollievo, poi in una gioia esplosiva quale mai avrebbe più provato per il resto della vita. Nuove lacrime le dipinsero il viso disfatto. Michele le si avvicinò per rimuoverle il nastro adesivo. Stava confessandole qualcosa di importante, ne era certa. Indicava oltre il parabrezza. Subito dopo lo sentì accendere il motore e premere due o tre volte l’acceleratore mantenendo il piede sinistro sulla frizione. Nei suoi occhi luccicava un bagliore che le appariva intriso di follia e determinazione, di rabbia e gratitudine insieme.
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4 NOVEMBRE di Alessandro Vanzaghi

Era 15.00  Ora € 12.75

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Avvolto nella sua giacca di pelle sentiva l'aria ancora fredda delle ultime giornate di un inverno che non si decideva a passare la mano. Non gli importava. Procedeva diritto, a passi lenti, camminando al margine del marciapiede, rasente alle mura esterne delle case. Tentava di far proprie le storie delle tante famiglie che a quell'ora erano riunite attorno a una tavola imbandita per la cena.

4 NOVEMBRE di Alessandro Vanzaghi

In una piovosa e anonima giornata d’autunno quattro persone profondamente diverse fra loro, alle prese con le miserie e il
grigiore quotidiani, si trascinano verso il destino già scritto della propria esistenza. Sarà l’ultima fatica, il punto di non ritorno per
questi antieroi isolati e perduti, pronti a gettare la spugna, ma non prima d’aver provato a cambiare il corso degli eventi.

L’opera raccoglie quattro storie distinte i cui sviluppi si alternano lungo l’arco temporale di sole ventiquattro ore, in un piovoso 4 novembre di anni differenti.
La vendetta perpetrata da Michele, vedovo di mezza età, nei confronti dell’assassino della moglie. L’amore impossibile tra Augusto, bravo ragazzo tutto casa e chiesa colpito da una malattia degenerativa, e Thelma, procace prostituta di colore. La disperazione di Roberta, che costringe l’ex marito lontano a raggiungerla per evitare l’uccisione delle figlie. La discesa all’inferno di Diego, deciso a regalarsi il compleanno perfetto e pronto a immergersi in un impetuoso vortice di violenza.
Cosa accomuna queste storie così differenti? Non solo la pioggia, la brutalità e la conclusione inevitabilmente drammatica di ogni vicenda.
È, in primis, la solitudine dei personaggi l’elemento distintivo. Si tratta di individui asociali, sconfitti in partenza che sanno, in
fondo, di dover solo trascinarsi verso l’atto conclusivo. Non, però, come vittime inconsapevoli, ma come soldati costretti all’ultima fatica.
Azione e narrazione si accorpano in un crescendo di tensione e colpi di scena che conducono ai finali tragici, inevitabili e comunque
imprevedibili.
Non c’è speranza, in queste pagine. Oppure, come svela l’epilogo, appena un barlume per chi è in grado di affrontare il grigiore della
propria esistenza sgombrando la mente da dubbi, riflessioni e remore. Asservendosi consapevolmente, insomma, alla pazzia.

Alessandro Vanzaghi

Con un certo istinto si nasce: non si può diventare scrittori se non c’è una luce, almeno soffusa, dentro.

Come nasce questa passione
Tutto inizia solo pochi anni fa. Mi trovo in ufficio, un giorno qualsiasi dell’estate 2015, e a metà pomeriggio un collega si volta verso di me e mi suggerisce l’idea di partecipare al “Prada Journal”.

Il concorso letterario è alla terza edizione, non richiede costi di adesione e prevede, per i vincitori, un premio in denaro e la pubblicazione all’interno di un’antologia digitale.

Ringrazio il collega e gli rammento che nella vita recupero crediti. Né gli studi classici né la mia passione per la scrittura possono ormai cambiare le cose.

I tempi in cui sognavo di fare il giornalista e scrivere magari qualche libro sono sepolti da un pezzo. Ho una famiglia, dei figli, troppe partite di calcio da giocare e vedere e troppe bottiglie con cui brindare.

Continua…

3 Estratti dal Libro

4 NOVEMBRE 100 parole

Brevi stralci dal nuovo libro di Alessandro Vanzaghi, con immagini che ricreano l’atmosfera di queste pagine scure. Un viaggio nell’inconscio di persone comuni che perdono il controllo di sé, una lucida rappresentazione condotta sul filo della follia.

PRIMO ESTRATTO

Ogni cosa di quel posto magico le era sembrata immutata, rispetto a ventidue anni prima. Ogni cosa, tranne loro due. Non tanto per i loro volti invecchiati e imbruttiti dall’età, nemmeno per il Mercedes da centodiecimila euro che aveva preso il posto del cinquantino di seconda mano. Forse neppure per il freddo e il grigiore così lontani dal cielo limpido e il clima mite di quell’indimenticabile giornata. No, nulla di tutto ciò. La verità è che sono solo campi. Non vedo altro che stupidi campi d’erba e irregolari saliscendi, si era detta Roberta lassù, lasciandosi sfuggire un sospiro. Era il suo punto di vista a essere cambiato. Non c’era più poesia nella sua vita. La rincuorava il fatto di non essersi attesa nulla di diverso. Non era per lei, d’altra parte, che era tornata laggiù.

SECONDO ESTRATTO

Poco prima delle 10 di quella piovosa mattina, la strana coppia tornava sui propri passi lungo la provinciale sonnecchiante. Quasi tutti avevano già raggiunto il posto di lavoro. Qualcuno bighellonava alla guida di un’auto di seconda mano che non lo avrebbe portato da nessuna parte. C’era solo da andare avanti qualche chilometro e poi tornare indietro, come se non si fosse mai partiti. Non esistevano prospettive, per molte persone. A far loro compagnia c’era solo il
battito insistente della pioggia sul parabrezza rigato. Forse dentro quelle macchine stavano piangendo. Forse non pensavano a nulla, oppure avevano troppe cose da dimenticare. Il mondo era buio e triste, immagine della loro solitudine. I due ragazzi camminavano abbracciati sotto l’ombrello al bordo della strada, testimoni inermi di quel desolante passaggio.

TERZO ESTRATTO

La voce di suo padre non le era più familiare. La raggiungeva da lontano, ovattata e cupa. Proprio la stessa voce dell’uomo che un tempo riusciva a lanciarla in aria per riprenderla al volo poco prima che cadesse a terra, lasciando che il cuore le arrivasse letteralmente in gola sino a trasformare d’incanto la paura prima in sollievo, poi in una gioia esplosiva quale mai avrebbe più provato per il resto della vita. Nuove lacrime le dipinsero il viso disfatto. Michele le si avvicinò per rimuoverle il nastro adesivo. Stava confessandole qualcosa di importante, ne era certa. Indicava oltre il parabrezza. Subito dopo lo sentì accendere il motore e premere due o tre volte l’acceleratore mantenendo il piede sinistro sulla frizione. Nei suoi occhi luccicava un bagliore che le appariva intriso di follia e determinazione, di rabbia e gratitudine insieme.

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