L’islandese Hilnur, 33 anni, vive ancora con la madre e non ha la benché minima intenzione di recidere il cordone ombelicale. Viziato, indolente, ossessionato dalla pornografia e incapace di relazionarsi col prossimo, esce di casa solo per frequentare personaggi ambigui e locali di dubbio gusto. La sofferenza, più che sua (in fin dei conti è servito e riverito, si porta a letto l’amante bisessuale della madre e riceve un discreto sussidio statale), è del lettore, che Hilnur tiene a debita distanza con eccessi e riflessioni volgari e blasfeme. A parte qualche debole tentativo di strappare un sorriso (la sua avversione per chi indossa la divisa regala guizzi oggettivamente divertenti), è un libro che non arriva al dunque. Sembra, anzi, fine a se stesso, irrequieto, incompiuto e soprattutto espresso in un linguaggio spesso inintelligibile.
