Storia d’amore tra un ricco nullafacente viaggiatore e una geisha alle prima armi ambientata in un luogo sperduto del Giappone occidentale. E’ un libro che semplicemente non sono riuscito a capire. Troppo lontana la distanza culturale dai due protagonisti e dall’autore (premio Nobel per la letteratura nel 1968). Il lirismo delle immagini, il non detto, il fascino dei paesaggi innevati sempre al centro del racconto, la ricerca della bellezza, funzionano solo se contenuti entro certi limiti. Qui, invece, anche le poche vicende che si svolgono ad di fuori dei contorti dialoghi tra Shimamura (il viaggiatore) e Komako (la cortigiana) hanno contorni confusi e sembrano non ricercare un fine specifico. Non mi sento all’altezza di criticare nè la scelta, nè lo stile (per gli esteti: questo è un libro scritto benissimo), ma è una lettura che non consiglierei.
