Vedovo cinquantanovenne, uomo tutto d’un pezzo, di quelli che parlano poco e sanno aggiustare qualunque cosa, tenta più volte invano il suicidio per raggiungere l’amatissima moglie defunta. I vicini di casa lo interrompono involontariamente ogni volta sul più bello, diventando a poco a poco la sua ancora di salvezza. Senza giri di parole, un libro che ho trovato bellissimo. Di certo uno di quelli che mi hanno coinvolto di più a livello emotivo. Si ride e si piange viaggiando tra il passato e il presente del protagonista. Lui così glaciale, così scorbutico, permaloso, asociale e di poche parole, ha acceso in un povero illuso e sognante lettore il desiderio di trovarmelo davanti in carne e ossa, soltanto per stringergli la mamo, ringraziarlo e dirgli che un uomo come lui non dovrebbe morire mai.
“A Ove non piaceva molto chiacchierare, e questo al giorno d’oggi viene considerato un grande difetto caratteriale. Oggi bisogna saper blaterare di qualsiasi argomento con qualunque imbecille ti capiti a tiro, solo perchè è “piacevole”. Ove non sapeva come fare. Forse dipendeva dalla sua educazione. Forse gli uomini della sua generazione non erano stati preparati a sufficienza per vivere in un mondo in cui tutti parlano di fare le cose, ma in cui sembra che farle non abbia alcun valore.”
