Dieci racconti incentrati sull’amore, in particolare sul dolore che l’amore può causare. I personaggi di Kureishi sono uomini e donne già soli oppure destinati alla solitudine che lottano contro i problemi di ogni giorno. E lo fanno uscendone quasi sempre sconfitti. Qualcuno perde di vista i propri doveri familiari, qualcuno diventa violento, altri cadono in depressione. Di certo tutti ne escono con le ossa rotte, sconfitti e sfiduciati. Non è poi così difficile riconoscersi nei momenti di ansia e frustrazione che colpiscono chiunque abbia vissuto una delusione in campo sentimentale: un tradimento, una separazione o un divorzio. E’ una lettura intensa, dove, linearità tematica a parte, il livello qualitativo resta sempre costante, ad eccezione dello strampalato e inopportuno racconto finale (“Il Pene”), che per fortuna non arriva a inficiare il lavoro nel suo complesso.
“…mancava di fiducia, per dire il meno, ma aveva attacchi di appassionata autostima, di allegria, di determinazione che più tardi biasimava. Dopo avere riso a voce alta, si metteva la mano sulla bocca aperta. Ma non si lasciava trattenere; quando aveva una paura o una fobia, prendeva nota, e la combatteva. Forse a cinquant’anni avrebbe raggiungo un equilibrio.”
