Diciassette racconti e non una parola fuori posto. Un vero peccato aver già letto quasi tutta la (scarna) bibliografia disponibile dell’autore. Recentemente ho partecipato a una serata dedicata alla lettura di brani di Carver, alternati ad altri del ben più prosaico e altrettanto grandioso Bukowski: ascoltare quei frammenti con la voce e l’atmosfera giusta mi ha fatto avvicinare a questo libro con bramosia. Nella raccolta c’è di tutto e di più, ma con Carver si gioca facile: che si parli di un cancello aperto, di una divano in vendita, di una partita a biliardo o altre sottigliezze, ciò che riesce a fare con la penna è un fenomeno che non so spiegarmi. Non può certo ridursi al dono di saper guardare oltre l’apparenza, la mera essenza delle cose. No, è qualcosa di più, un segreto inaccessibile che gli permette di raccontare il superfluo e il vuoto fino a renderlo significativo.
