Vita, morte e nessun miracolo di un personaggio, William Stoner, che attraversa una storia lunga qualche decennio senza lasciare traccia, esattamente come miliardi di altri uomini. E’ la biografia di una persona comune (professore universitario di origine contadine) con i suoi alti e i suoi bassi, qualche momento d’entusiasmo e anni di sopportazione, indifferenza e rassegnazione. Di solito mi trovo a recuperare con imperdonabile ritardo opere che sarebbe ideale leggere prima dei vent’anni. Questa volta, però, la mia scelta temporale è stata perfetta. Da giovane avrei detestato un libro in cui, anche nei momento di picco, quando l’esistenza sembra regalare gioie e possibilità, la speranza è bandita e la disillusione pervade ogni pagina. L’autore non considera il suo protagonista un perdente, ma un uomo qualsiasi cui nega la possibilità di essere altro, di cambiar pelle, di rivoluzionare la propria esistenza, legandolo a paure, radici, abitudini e dettami sociali. Lo ancora a terra, impedendogli di spiccare il volo. E’ un grande libro, sconsigliato a chi si sente addosso il peso leggero di un paio d’ali.
