Sesso (rigorosamente promiscuo e non protetto), droga (un compendio enciclopedico di tutto il meglio in circolazione nei lucenti anni Novanta) e rock’n’roll (l’autore, anche musicista, cita brani e album punk, rock, grunge, metal a decine). E’ uno spaccato della gioventù allucinata nella provincia americana: anarchia, trasgressione e un profondo vuoto esistenziale accompagnano i giorni disperati di un gruppo di ragazzi. Voglia di lavorare pari a zero, pochissimi valori e nessun futuro. In un modo o nell’altro si tira avanti, vivendo alla giornata e facendosi compagnia in appartamenti spogli, edifici abbandonati e locali a luci rosse. Hornburg è bravo nel descrivere visivamente il disagio di coloriti personaggi che mentono, tradiscono e rubano come se non potessero fare altrimenti, risultando quindi indirettamente innocenti. Manca però la forza di spingersi oltre sia a livello lessicale (penso agli estremi raggiunti ad esempio da Irvine Welsh in “Trainspotting” e altrove) sia per quanto riguarda l’intreccio, in definitiva povero e con una parentesi sentimentale slegata dal contesto.
