Biografia memorialistica di un Navy Seal divenuto celebre per la sua mira infallibile. A pagina 10 si legge: “Per me, il numero non è importante. Mi piacerebbe solo averne uccisi di più, e non per potermene vantare, ma perchè credo che il mondo sia un posto migliore senza selvaggi che spengono vite americane.” Trecento pagine dopo…: “Ho cominciato a insegnare a mio figlio a sparare quando aveva due anni… La mia teoria è che i bambini si mettono nei guai perchè sono curiosi: non soddisfare la loro curiosità equivale ad andare in cerca di grossi guai”. Kyle (ucciso a soli 38 anni da un suo ex suo commilitone marine) di certo aveva il dono della coerenza, come uomo e come autore. Le parti più interessanti delle sue memorie sono forse quelle in cui lascia spazio alla moglie e ai problemi familiari. Per il resto, è un’autobiografia ricca di aneddoti, gradevoli e a tratti addirittura divertenti, destinati a lettori bulli, rissaioli, patiti di armi e guerrafondai. Non a caso uno dei film di Eastwood regista che ho apprezzato meno è proprio il suo “American sniper” del 2014.
