Ritratto spietato di un impiegato ministeriale vicino alla pensione e pronto a ogni sorta di asservimento pur di mantenere il posto fisso e mettere al sicuro il futuro dell’unico figlio. Siamo in pieno boom economico, nella Roma degli anni Settanta, quando individualità ed egoismo presero a farla da padroni, oscurando i valori sociali affermatisi nel secondo dopoguerra. La meschinità di Vincenzo Cerami, uomo ordinario senza apparenti qualità, poteva risultare forse inedita al tempo della stesura, ma, inserito nel contesto attuale, ben poco di ciò che fa o pensa il protagonista risulta essere atipico o sorprendente. Nemmeno la vendetta, di cui diviene fautore in maniera fredda e quasi inconsapevole, riesce a sconvolgere chi oggi legga il libro. E’, in definitiva, un romanzo scritto (molto, molto bene) per generazioni passate e invecchiato come un buon vino. Purtroppo per noi.
