Nei miei piani sarebbe dovuto essere il primo libro d’estate, da leggere in santa pace e senza pensieri sotto l’ombrellone. Si è invece rivelata una lettura seccante e grondante di vittimismo, che ha messo a dura prova la mia pazienza. J-Ax, che nell’anno di pubblicazione, il suo quarantaquattresimo d’età, aveva da poco pubblicato l’album della rinascita (“Il bello d’esser brutti”, 2015), è via via il bersaglio preferito, anzi unico, dei bulli di paese, delle ragazze più carine, di discografici e fan, di amici e colleghi. Tradito da tutti, deluso da tutti, solo contro il mondo, rimpiange quasi ogni cosa fatta, ma rifarebbe volentieri tutti gli errori commessi (tranne la coca, quella no, ma soltanto per il fatto d’essersi già calato la totalità di quella disponibile sul mercato). I saluti conclusivi valgono più di mille parole: “Vorrei ringraziare i ragazzi che mi hanno tormentato alle medie ed elementari, la ragazza che mi ha mollato perchè non avevo abbastanza soldi alle superiori, tutti quelli che non credevano in me a vent’anni, i giornalisti che dicevano che ero finito a trenta. Senza di loro non ce l’avrei mai potuta fare.” Saluto il piangina, vado a farmi un tuffo e cambio pagina…
