Lettura breve, ma assai faticosa, di tre racconti senza un filo conduttore. Nel primo, quello che dà il titolo alla raccolta, un uomo d’affari espone la teoria della possibile connivenza tra anarchia e ricchezza attraverso una serie di ragionamenti filosofici che portano il lettore ad augurar morte immediata a qualunque banchiere e a qualunque anarchico al mondo. La seconda storia è talmente incomprensibile che preferisco citarne soltanto il titolo: “L’ora del Diavolo”. Il capitolo conclusivo è l’unico godibile, per quanto totalmente avulso dal contesto: si parla di uno chef psicopatico che offre una cena molto particolare agli ospiti, i quali, colpiti dalla fantasia dell’amico, ringraziano trucidandolo. Peccato che si arrivi a questo punto ormai stravolti dalle pagine precedenti. Immagino che Pessoa fosse più bravo con le rime, ma non ho elementi per giudicare. Qui sicuramente bocciato.
