Due vecchi amici, un tempo inseparabili, si ritrovano dopo quarantun anni per chiarire i motivi che li hanno divisi. Gelosie, tradimenti, menzogne e la presenza, ingombrante, di una giovane donna. Buona parte del libro è occupata da un lungo monologo in cui uno dei due protagonisti, militare e ricco proprietario terriero, racconta la storia a posteriori, con l’oggettività e il distacco che il tempo, e la vecchiaia, riescono a garantire. Al centro di tutto una profonda riflessione sull’amicizia virile, messa a nudo e sgravata dalla sua sacralità. Ogni due pagine, almeno un paragrafo è memorabile. Da leggere e lasciarsi sopraffare.
“Essere diversi da ciò che siamo, da tutto ciò che siamo, è il desiderio più nefasto che possa ardere in un cuore umano. Giacchè l’unico modo per sopportare la vita è quello di rassegnarci a essere ciò che siamo ai nostri occhi e a quelli del mondo. Dobbiamo accontentarci di essere fatti in un certo modo e sapere che, una volta accettata questa realtà, la vita non ci loderà per la nostra saggezza, nessuno ci conferirà una medaglia al merito solo perchè ci siamo rassegnati a essere vanitosi ed egoisti, o calvi e panciuti – no, in cambio di questa presa di coscienza non otterremo né premi né lodi. Dobbiamo sopportarci quali siamo, il segreto è tutto qui.”
