Indagine giornalistica su quello che da molti è considerato il più grande scandalo mai avvenuto nel mondo dello sport. Lo sport in questione è il ciclismo, di cui Lance Armstrong è stato a lungo un eccezionale portabandiera. Eroico vincitore di sette Tour de France consecutivi dopo esser sopravvissuto a un tumore al terzo stadio, fu osannato come una divinità, ma non dall’autore e da un nugolo di pochi altri che, già in tempi non sospetti, misero in dubbio il miracoloso ritorno del campione e le centinaia di chilometri macinate lasciando gli avversari a respirare polvere. E’ un libro che può spegnere la passione, o quantomeno i sogni, anche dei più grandi appassionati di ciclismo, figuriamoci di uno che non prende nemmeno in considerazione uno sport che non preveda ventidue giocatori, due porte e un oggetto di forma sferica che rotola in un campo erboso. Walsh denuncia non solo Armstrong, metodico fruitore di sostanze dopanti e inguaribile bugiardo, ma un intero sistema che copre lui e molti, moltissimi altri. E lo fa da appassionato, ormai disilluso, di ciclismo. Qui siamo oltre il coraggio. E parliamo dell’essenza più genuina del giornalismo. Con due G maiuscole.
