“…e se sei capace di amare, ama prima te stesso, ma tieni sempre presente la possibilità di perdere tutto, sia che il motivo della sconfitta ti sembri giusto oppure no. Un assaggio prematuro della morte non è necessariamente un male…”. Lo zio Hank nasce come poeta. Avendo letto in pratica tutta la sua prosa tradotta in italiano ed essendogli riconoscente a vita per tutto quello che ha significato per il mio percorso, mi sono cimentato per la prima volta con una sua raccolta poetica. Premetto che la poesia è un’arte della parola che non sono mai riuscito a capire e apprezzare appieno. Ecco, forse avrei dovuto iniziare da Bukowski… I temi che qui ricorrono sono quelli a lui più cari: le donne, il sesso, l’alcool, il gioco d’azzardo, la musica classica…e la poesia stessa. Lo stile con cui tratta gli argomenti non si discosta poi così tanto da quello dei racconti e dai romanzi che mi hanno fatto invaghire della sua scrittura. Anche qui è schietto, diretto, privo di fronzoli. Le sue poesie, in fondo, sono scampoli di storie in versi, neppure in rima. Come ovvio, non tutto è riuscito, e solo a tratti si legge qualcosa di memorabile, almeno per un suo vecchio fan…ma l’insieme, ebbene sì, l’insieme ricorda un vecchio compagno di ritorno dopo anni e anni che ti guarda dritto negli occhi, ti sorride e poi ti stringe in un abbraccio senza dire una parola, come se il tempo non fosse mai trascorso.
